PersonaResponsabile: Francesco Grazi
grazi @fondazionesolidcaritas.it

Per la persona detenuta, come anche per gli ex detenuti, la mancanza di un alloggio oltre a rappresentare un disagio personale e sociale si trasforma spesso in un vero e proprio impedimento rispetto alla fruizione di un diritto. Sono ovviamente proprio i detenuti più poveri, economicamente e/o culturalmente, a non poter usufruire dei benefici di legge.

In seguito a segnalazione delle Direzioni delle Carceri, delle Direzioni degli Uffici per l’Esecuzione Penale Esterna (già CSSA), della Magistratura di Sorveglianza o dei Servizi Sociali Territoriali (Siast) fiorentini, uomini in condizioni di disagio sociale con problematiche legate al mondo del carcere (in permesso-premio, affidamento in prova al servizio sociale, detenzione domiciliare con attività di lavoro o formazione, licenza, compresi internati e semiliberi, sospensione pena, attesa di definitivo o di misura alternativa, libertà vigilata, ex-detenuti, entro 12 mesi dalla data di fine pena), possono accedere a progetti volti all'inserimento sociale ed alla costruzione di percorsi di autonomia abitativa e lavorativa portati avanti dalla Fondazione Solidarietà Caritas onlus presso la Casa "Il Samaritano" (uomini) e la Casa "Il Pozzo di Sicar" (donne).

A questi due centri si aggiungono diversi progetti volti alla promozione della persona detenuta, alla formazione e al reinserimento lavorativo portati avanti dalla Cooperativa San Martino.

Parola

«Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre». (Is 42, 6-7)

Dio ha a cuore la liberazione integrale dell'uomo. Una liberazione che non riguarda soltanto le condizioni fisiche ed esteriori, ma è innanzitutto liberazione del cuore ... Anche dove gli uomini sono chiusi con i catenacci delle carceri, secondo la logica di una pur necessaria giustizia umana, bisogna che soffi lo Spirito di Cristo Redentore del mondo. La pena infatti non può ridursi ad una semplice dinamica retributiva, tanto meno può configurarsi come una ritorsione sociale o una sorta di vendetta istituzionale. La pena, la prigione hanno senso se, mentre affermano le esigenze della giustizia e scoraggiano il crimine, servono al rinnovamento dell'uomo, offrendo a chi ha sbagliato una possibilità di riflettere e cambiare vita, per reinserirsi a pieno titolo nella società. (cfr. Giubileo nelle Carceri, Omelia di Giovanni Paolo II, Luglio 2000)